Udine (lunedì, 28 luglio 2025)–Si è conclusa nei giorni scorsi del luglio 2025, un’importante indagine condotta dai Carabinieri Forestali del Nucleo CITES di Trieste e dal Corpo Forestale della Regione Friuli Venezia Giulia, con il coordinamento della Dottoressa Elisa Calligaris, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Udine. L’inchiesta ha portato alla luce un presunto traffico illecito di uccelli da richiamo, protetti dalla normativa nazionale ed europea.
di Mara Vidon
Sono nove le persone attualmente indagate, residenti tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, accusate a vario titolo di furto aggravato ai danni dello Stato, contraffazione di sigilli, incauto acquisto e detenzione illegale di fauna selvatica protetta, in particolare ai fini commerciali.
Le indagini, durate oltre un anno, prendono le mosse da precedenti accertamenti avviati dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Ancona, sotto la direzione della Procura di Urbino. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire una rete strutturata e organizzata, che si sarebbe occupata della cattura illegale di esemplari di avifauna migratoria, successivamente “regolarizzati” con anelli identificativi alterati o applicati in modo forzato, provocando anche gravi lesioni agli animali.
Nel corso delle perquisizioni domiciliari effettuate in varie località del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, le forze dell’ordine hanno sequestrato 327 esemplari di uccelli di provenienza illecita, molti dei quali privi di anello o con anelli contraffatti. Rinvenuti anche strumenti artigianali per l’alterazione degli anelli, trappole attive, richiami acustici, reti da cattura e altri dispositivi illegali utilizzati per intercettare i volatili durante la migrazione.
Il giro d’affari, secondo quanto emerso, fruttava agli indagati migliaia di euro, con esemplari venduti fino a 400 euro ciascuno, a seconda del tipo di richiamo. In particolare, le indagini hanno documentato l’attività di un allevatore della provincia di Udine, ritenuto fulcro dell’intero sistema. Il soggetto avrebbe allestito un impianto di cattura sofisticato con reti, carrucole e sistemi di sgancio attivo. Insieme a lui, è stato denunciato anche un collaboratore, incaricato della gestione e dello spostamento degli esemplari.
Secondo gli inquirenti, l’organizzazione era divisa in due ruoli principali: chi catturava gli uccelli e chi li rendeva apparentemente “regolari” attraverso la falsificazione dei sigilli identificativi, attestando una nascita in cattività mai avvenuta. Molti dei richiami venivano poi venduti a cacciatori, spesso ignari della provenienza illecita.
Non sono mancati riscontri drammatici sulle condizioni degli animali. Numerosi esemplari sequestrati presentavano lesioni causate dalla cattura o dalla forzata applicazione degli anelli, a dimostrazione della crudeltà e dei metodi impiegati.
L’operazione è stata denominata “Verso Nord”, a simboleggiare il viaggio migratorio degli uccelli che, in molti casi, viene interrotto bruscamente dall’azione dell’uomo.
Le autorità invitano i cittadini e in particolare i cacciatori ad accertarsi della provenienza legale e della corretta marcatura degli animali vivi acquistati come richiami, al fine di evitare frodi e contribuire alla tutela della fauna selvatica. Ogni segnalazione utile può essere indirizzata alle Forze dell’Ordine.
Si ricorda infine che le persone coinvolte sono, allo stato attuale, solo indagate e si presumono innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.


