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Dazi Usa-Ue al 15%, le imprese friulane lanciano l’allarme: “Scelta sbagliata”

Udine (lunedì 28 luglio 2025) — “Finalmente è stata fatta una scelta. Ma si tratta della scelta sbagliata“: con queste parole, il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, commenta l’accordo sui dazi al 15% siglato tra Stati Uniti e Unione Europea.

di Matteo Della Bartola

Secondo Pozzo, l’intesa rappresenta una svolta negativa per le imprese europee: “Nel momento in cui si doveva compiere un passo deciso verso un mercato aperto e basato sul libero scambio, l’Europa ha invece accettato una logica protezionistica che danneggia gravemente le sue stesse imprese. L’unica scelta possibile – razionale, lungimirante, coerente con i principi del commercio internazionale – era un dazio pari a zero. Qualsiasi altra soluzione rappresenta un cedimento e un errore strategico”.

Confindustria Udine chiede che l’Unione Europea intervenga con misure compensative concrete: “Chiediamo che alle imprese europee attive sul mercato statunitense siano riconosciuti ristori pari ad almeno il 10% del loro fatturato generato negli USA – afferma Pozzo -. È l’unico modo per evitare che questo errore negoziale si traduca in una perdita strutturale di competitività”.

Il presidente punta il dito contro l’approccio della Commissione europea: “Altro che ‘negoziazione strategica’, questa intesa mostra un’Europa debole, che si è piegata a una logica economica superata e miope: quella dei saldi commerciali bilaterali, dove si misura la bontà di una relazione economica solo in base alla differenza tra export e import tra due Paesi. È una visione contabile, non strategica, che ignora la complessità e l’interconnessione del commercio globale”.

Pozzo sottolinea come i dazi, sommati a un cambio euro/dollaro sfavorevole, stiano creando un danno pesante alla filiera produttiva: “L’effetto combinato tra l’introduzione dei dazi e un cambio sfavorevole peserà oltre il 20%, per un differenziale complessivo del 35% rispetto allo scorso anno. Questo mette a rischio la tenuta dell’intera filiera manifatturiera”.

E aggiunge: “Oggi serve una misura straordinaria, perché il periodo è molto complesso: occorre sospendere il patto di stabilità e spingere urgentemente per una politica europea a salvaguardia del sistema industriale”.

Sul fronte agricolo, la voce è quella del presidente regionale di Coldiretti Fvg, Martin Figelj: “Un passo avanti, ma non può bastare. Rispetto all’ipotesi di salire al 30%, il 15% è ovviamente una buona notizia, ma per settori chiave dell’economia regionale, come vino e formaggi, servirebbe scendere almeno al 10%, vale a dire la situazione attuale. Ne va della tenuta del sistema produttivo“.

Anche Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, mette in guardia: “Il nuovo assetto tariffario avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro”.

Secondo Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, l’accordo non basta a tutelare i prodotti italiani: “Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale, dove dobbiamo proteggere i consumatori dalle imitazioni del falso made in Italy. In un mercato già invaso da prodotti come il parmesan o il romano cheese made in Usa, dobbiamo portare avanti un’azione strutturale per promuovere il made in Italy autentico e contrastare l’italian sounding, che negli Stati Uniti provoca ogni anno perdite stimate in oltre 40 miliardi di euro”.

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Tag: , , , Last modified: Luglio 28, 2025
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