La Conferenza dei 13 Presidenti degli Ordini sostiene la posizione del Consiglio Nazionale: «La formazione del bilancio è un presidio di legalità, non un semplice adempimento»
Venezia (lunedì, 28 settembre 2026) – I Commercialisti del Triveneto esprimono pieno sostegno alla posizione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) sulla norma contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza, che intende estendere ai Consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci societari presso il Registro delle imprese e di attestarne la conformità agli originali conservati dalle società.
di Ludovica Maura Santarelli
A prendere posizione è la Conferenza degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie, che riunisce i 13 Presidenti degli Ordini del Triveneto. Al centro della questione c’è il ruolo del professionista incaricato del deposito, una funzione che, secondo la normativa vigente, spetta agli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, come previsto dall’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n. 340/2000.
Per la Conferenza, il deposito non rappresenta una semplice operazione amministrativa, ma un’attività connessa alla pubblicità legale dell’impresa. Il professionista attesta infatti, sotto la propria responsabilità, la conformità dei documenti trasmessi agli originali. Una funzione che, secondo i Commercialisti del Triveneto, richiede competenze specifiche in ambito economico-aziendale, societario e contabile, acquisite attraverso la formazione universitaria, il tirocinio e l’esame di Stato.
Diverso, sottolineano i rappresentanti della categoria, è il tradizionale ambito di competenza dei Consulenti del lavoro, incentrato sul diritto del lavoro, sulla previdenza e sull’amministrazione del personale. La Conferenza richiama inoltre le differenti modalità di accesso alla professione previste nel corso degli anni, ricordando che la legge n. 12/1979 ha consentito la permanenza nell’Albo di soggetti già iscritti anche in deroga ai requisiti relativi al titolo di studio e all’abilitazione.
«Non è in discussione il rispetto per i Consulenti del lavoro», dichiara Francesco Dimastromatteo, presidente della Conferenza ODCEC delle Tre Venezie. «È in discussione la tutela della fede pubblica. Chi attesta la conformità di un bilancio agli originali deve possedere le competenze che l’ordinamento verifica attraverso l’esame di Stato di abilitazione alla professione e l’aggiornamento continuo».
Dimastromatteo sottolinea inoltre l’importanza del bilancio come principale strumento di comunicazione dell’impresa nei confronti di soci, finanziatori, fornitori e istituzioni. «Affidarne anche solo il deposito come fosse una pratica qualunque significa indebolire la qualità e l’affidabilità della pubblicità legale», afferma.
La Conferenza ricorda che quello attuale è il terzo tentativo di modificare la disciplina. Proposte analoghe erano state avanzate nel luglio 2022 e nel novembre 2023, senza determinare cambiamenti nell’assetto normativo vigente. In occasione dei precedenti passaggi istituzionali, inoltre, il Ministero della Giustizia aveva espresso valutazioni negative sull’estensione della facoltà.
«Sorprende che, a distanza di pochi anni, si ripresenti una proposta già esaminata e per due volte accantonata. Il legislatore ha già valutato questa materia con attenzione e ha scelto di non modificarla. Riproporla oggi, senza che nulla sia cambiato nel quadro delle competenze, rischia di apparire più una forzatura che una riforma», prosegue il presidente.
I Commercialisti contestano anche la scelta di inserire la proposta nel disegno di legge sulla Concorrenza. Se il deposito fosse un mero adempimento materiale, privo di uno specifico contenuto professionale, sostengono, non sarebbe chiaro perché attribuirlo selettivamente a un’altra categoria regolamentata. Se invece l’attività mantiene un legame con le competenze economico-aziendali e con la responsabilità del professionista incaricato, la formazione specifica non può essere ignorata.
«La nostra non è una battaglia corporativa. Chiediamo coerenza. A ogni abilitazione deve corrispondere una competenza certa, verificata dallo Stato e riconoscibile da imprese e cittadini. Il mercato funziona meglio quando le regole sono chiare e le responsabilità precise, non quando i confini tra le professioni vengono cancellati per legge», conclude Dimastromatteo.
La Conferenza degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie annuncia infine che sosterrà le iniziative del Consiglio Nazionale affinché la disposizione venga riconsiderata nel corso dell’esame parlamentare.
Last modified: Ottobre 15, 2026

