Udine (lunedì, 14 luglio 2025)– Il Friuli Venezia Giulia è fermo. Lo dicono i numeri dell’ultimo report dell’Osservatorio socio-economico Oseé, intitolato «Perché il Fvg è fermo e come ripartire», presentato oggi a Udine nell’ambito di un’iniziativa promossa dai gruppi consiliari Patto per l’Autonomia e Partito Democratico, sotto la sigla RilanciaFriuli.
Di Mara Vidon
Il quadro che emerge è preoccupante: dal 2002 al 2023 il Pil regionale è cresciuto appena dello 0,7%, un dato che impallidisce di fronte al +12,3% del Nordest e al +7,4% dell’Italia nel suo complesso. Ancora più drammatica la fotografia dal 2008 al 2023: in quindici anni il Pil del Fvg è arretrato del 3,6%, fanalino di coda persino dietro al Mezzogiorno. Le prospettive non lasciano spazio all’ottimismo: tra il 2023 e il 2026 la crescita cumulata prevista si ferma all’1%, contro una media nazionale del 2,8%.
A pesare è anche la fragilità del mercato del lavoro. Secondo Oseé, nel 2024 solo il 13,5% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, mentre oltre il 70% è composto da rapporti a termine, intermittenti o in somministrazione. Il saldo dei contratti stabili è negativo di circa 15mila unità l’anno, segnale di una precarietà diffusa che mina la stabilità sociale ed economica.
Sul fronte produttivo, l’export è in stallo. Se si esclude la cantieristica navale, tra il 2023 e il 2024 le esportazioni manifatturiere hanno subito un calo di oltre un miliardo di euro. Un segnale di difficoltà per un tessuto industriale che fatica a tenere il passo con la concorrenza e l’innovazione.
Ma è soprattutto la demografia a minacciare il futuro della regione. Dal 2002 al 2023 la popolazione in età lavorativa si è ridotta di 58mila persone e, se il trend non si invertirà, se ne perderanno altre 47mila entro il 2034. Intanto la fascia over 64 è cresciuta del 50% e le nascite sono crollate del 34,5%. L’immigrazione, pur presente, non riesce a colmare questo vuoto strutturale.
Un segnale di speranza arriva solo dal turismo, cresciuto del 10,2% dal 2002, trainato soprattutto da Trieste, che da sola segna un +123% di presenze. Tuttavia, il comparto incide appena per il 2,2% sul turismo nazionale, mentre l’intero Nordest pesa per il 38,9%.
Il report lancia dunque un campanello d’allarme: senza un cambio di passo deciso nelle politiche industriali, nel sostegno alla natalità e nell’attrazione di nuovi investimenti, il Friuli Venezia Giulia rischia di restare prigioniero di una stagnazione economica e di un declino demografico sempre più difficile da invertire.
Last modified: Luglio 14, 2025

