Scritto da 7:54 pm Top News, Politica, Udine

A Udine più gente alla manifestazione che allo stadio: il racconto del Comitato per la Palestina

Udine (giovedì, 16 ottobre 2025) — In un comunicato congiunto con gli organizzatori della manifestazione contro la partita Italia – Israele svoltasi ieri sera nello stadio Friuli di Udine, il Comitato per la Palestina Udine tira le somme della mobilitazione che ieri ha visto “una marea umana che ha scritto una pagina storica che nessuno potrà cancellare: mai prima d’ora il capoluogo friulano, infatti, aveva visto tante persone scendere in strada a manifestare”.

di Ludovica Maura Santarelli

L’accusa principale è rivolta alla FIGC e allo sport italiano, che “hanno scelto di giocare contro Israele come se nulla stesse accadendo, come se a Gaza e per tutto il popolo palestinese i diritti fossero rispettati, come se l’occupazione israeliana non
stesse continuando, se l’apartheid israeliana in tutta la Palestina storica non esistesse”. Una decisione che sembra sancire che la violazione delle regole del diritto internazionale, come quelle del calcio mondiale, possa essere accettabile.

Il più forte segnale di dissenso è arrivato dalla piazza udinese che, prima e durante lo svolgimento della partita, ha visto una folla di circa 15.000 persone (tra Comunità Palestinese, comitati, polisportive popolari, realtà associative, studentesche, politiche e liberi cittadini) invadere le strade per dire no alla complicità del calcio italiano con il genocidio in Palestina. “Un fiume in piena fatto di tante realtà con tamburi, striscioni, rivendicazioni, cori e musica, ha riempito le vie del centro di Udine, per raggiungere piazza Primo maggio, dove ci sono stati i discorsi di conclusione della manifestazione”.

Gli scontri, verificatisi quando la manifestazione era già terminata, incontrano le parole di condanna del Comitato, estraneo alle intenzioni dei gruppi infiltrati. “Non comprendiamo l’illusorio tentativo di alcuni gruppi di partire dalla piazza per raggiungere lo stadio sito a 4 km di distanza, e a cui, dopo alcuni fronteggiamenti, la polizia ha risposto con una violenta e spropositata reazione. Il lancio di lacrimogeni che hanno raggiunto la zona centrale di piazza Primo Maggio (punto di arrivo del corteo dove erano radunati i manifestanti con anche famiglie e bambini) e la decisione della polizia di abbandonare il punto di blocco e inseguire le persone, ha obbligato chi era in
piazza ad allontanarsi prima del dovuto”.

La situazione ha incontrato il tempestivo intervento degli organizzatori, che hanno immediatamente avvisato i partecipanti di ciò che stava accadendo e fatto defluire chi voleva allontanarsi, individuando posti sicuri per rifugiarsi. “Come organizzatori, abbiamo aiutato le persone a defluire in sicurezza e siamo rimasti in presidio con la disponibilità di beni di prima necessità e di un primo soccorso medico. Nelle ore successive, ci siamo recati fuori dalla questura di Udine per assicurarci che le persone fermate dalla polizia stessero bene e per supportarle nell’accesso a un’assistenza legale di fiducia”.

Nonostante le criticità, resta intatto il senso della mobilitazione, che ha visto più di 25 città italiane unirsi alla causa per per gridare ancora una volta che non solo Udine, ma tutta Italia, si oppone a ogni legittimazione dell’occupazione. Il Comitato ringrazia tutti coloro che hanno contribuito e partecipato alla manifestazione, ed invita a tenere viva l’attenzione: “il cessate il fuoco (per quanto necessario) non fermerà il genocido, la mobilitazione continua!”.

Condividi la notizia:
Last modified: Ottobre 16, 2025
Close