Udine (mercoledì, 15 ottobre 2025) — La giornata di ieri, 14 ottobre, ha visto Udine trasformarsi in un epicentro di tensione e mobilitazione. Mentre la città si preparava a ospitare l’evento calcistico, le strade si sono riempite di manifestanti pro-Palestina, determinati a esprimere il loro dissenso contro la presenza israeliana nello sport internazionale.
di Ludovica Maura Santarelli
La città, trasformata già dai giorni precedenti in un vero e proprio dispositivo di sicurezza, ha vissuto una sorta di immobilità sospesa, con strade chiuse, tombini saldati, dehors rimossi e negozi abbassati nelle serrande. Bar e ristoranti hanno scelto di non aprire, preoccupati per il clima di allerta, mentre l’elicottero della polizia sorvolava la città dall’alba fino a tarda notte. La nazionale israeliana, alloggiata all’Hotel Friuli, era protetta da un massiccio apparato di sicurezza, con cecchini sui tetti e agenti del Mossad a vigilare sulla delegazione. Intorno al Bluenergy Stadium, zona rossa e barriere di cemento hanno creato un cordone protettivo che ha limitato ogni accesso, riservato esclusivamente ai possessori di biglietto.
La manifestazione: corteo pacifico ed infiltrati
Il corteo, organizzato dal Comitato per la Palestina di Udine, è partito alle 18:30 da Piazza della Repubblica, con la partecipazione di circa 10.000 persone provenienti da tutta Italia. Il percorso, che attraversava il centro storico, è stato caratterizzato da slogan, bandiere palestinesi e cartelli con scritte come “Non si gioca con un genocidio”. Nonostante le preoccupazioni per possibili infiltrazioni violente, l’inizio della manifestazione è stato pacifico.
Tuttavia, una volta giunti in Piazza Primo Maggio, alcuni gruppi hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza, provocando il dispiegamento di idranti e lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine. Secondo le forze di polizia, circa 200 persone hanno partecipato agli scontri, lanciando oggetti contro gli agenti. Il questore di Udine ha dichiarato di aver dovuto effettuare cariche di alleggerimento per riguadagnare il controllo della piazza.
Gli infiltrati e la gestione dell’ordine pubblico
Durante gli scontri, è emerso che alcuni individui a volto coperto, identificati come appartenenti ai “Black Bloc”, si sono infiltrati nel corteo, distorcendo il messaggio della manifestazione e provocando disordini. Questi episodi hanno sollevato polemiche sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla responsabilità delle forze dell’ordine nel contenere le violenze.
Le conseguenze: feriti, fermi e arresti
Il bilancio degli scontri è stato significativo: tre persone ferite, tra cui due giornalisti, una cronista di Rai News 24 e un operatore video dell’agenzia Local Team, e circa 15 persone fermate. Due di questi fermati sono stati arrestati con l’accusa di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre, sono stati emessi fogli di via per altri partecipanti identificati come responsabili degli incidenti.
La partita e la reazione del pubblico
In contemporanea, allo stadio Friuli, la partita Italia–Israele ha visto la nazionale di Ran Ben Shimon confrontarsi con gli Azzurri. Il match, iniziato alle 20:45, si è svolto sotto una sorveglianza senza precedenti: metal detector, varchi di filtraggio, elicotteri e droni, con centinaia di agenti, militari e reparti speciali a garantire il controllo di ogni area sensibile. La presenza della squadra israeliana ha alimentato contestazioni rumorose, fischi e cori di dissenso che hanno accompagnato il fischio d’inizio e il gioco in campo, a testimonianza che il calcio, per molti, non può essere separato dalla dimensione politica e morale delle azioni dei governi. La partita sì è conclusa con la vittoria italiana 3-0 contro la nazionale israeliana.
Un messaggio di dissenso forte e chiaro
La mobilitazione non si è limitata a Udine: numerose città italiane hanno ospitato sit-in e cortei contro la partita Italia–Israele. A Roma, Milano, Torino e Firenze centinaia di manifestanti hanno sfilato con bandiere palestinesi e cartelli con slogan come “Fuori Israele dalla FIFA” e “Lo sport non può normalizzare l’occupazione”. Gli eventi hanno avuto carattere pacifico nella maggior parte dei casi, con alcune tensioni isolate gestite dalle forze dell’ordine. Queste iniziative hanno rafforzato il messaggio di solidarietà nazionale e internazionale, mostrando che la protesta contro la presenza israeliana nello sport non era un episodio isolato, ma parte di un movimento trasversale e capillare, che mette in discussione la complicità istituzionale e la normalizzazione di politiche considerate oppressive nei confronti del popolo palestinese.
La giornata di ieri ha dimostrato che, nonostante le difficoltà e le provocazioni, la solidarietà con il popolo palestinese rimane forte e determinata. Il movimento pro-Palestina ha ribadito con forza che la lotta per la giustizia e la pace non può essere messa in discussione da eventi sportivi o da tentativi di normalizzare l’occupazione israeliana. In definitiva, la manifestazione di Udine ha rappresentato un atto di resistenza civile, un richiamo alla coscienza collettiva e un invito a non dimenticare le sofferenze del popolo palestinese. La città, pur attraversata da momenti di tensione, ha saputo esprimere con chiarezza il suo dissenso, dimostrando che la solidarietà e la giustizia sociale sono valori che vanno oltre ogni divisione politica o ideologica.
Last modified: Ottobre 15, 2025

