Scritto da 3:15 pm Friuli Venezia Giulia, Cultura

Pietro Giacomo Nonis: vivere il proprio tempo nella fede e nell’arte

Pordenone (lunedì, 1 dicembre 2025) — Le sale del Museo Diocesano di Arte Sacra di Pordenone si trasformano in scrigni del tempo, offrendosi come cornice ideale per accogliere “Pietro Giacomo Nonis. Vivere il proprio tempo nella fede e nell’arte”, una mostra che intende restituire al pubblico la pluralità di sguardi, passioni e impegni di monsignor Pietro Giacomo Nonis. Curata da Fulvio Dell’Agnese, l’esposizione, visitabile fino all’11 gennaio 2026, apre un dialogo tra devozione, storia e collezionismo, rileggendo la figura di Nonis non solo come uomo di Chiesa, ma come studioso, collezionista e mecenate.

di Ludovica Maura Santarelli

Oltre settanta opere attraversano i secoli — dipinti su tela, tempere, icone, sculture sacre — accanto a testimonianze di arte popolare ed etnografica, campane antiche, oggetti provenienti da latitudini lontane, e persino una grande ammonite fossile che rimanda al fascino universale della creatività umana. La mostra non si limita a esibire oggetti: ricostruisce il percorso di un uomo convinto che “la creatività propria degli esseri umani, quale che sia la loro storia o la collocazione geografica”, meriti attenzione e salvaguardia.

Tra le opere più significative figura un dipinto attribuito a Jusepe de Ribera, “Sant’Antonio da Padova”, riscoperto grazie a un restauro promosso da Nonis stesso, un’occasione che restituisce a una tela dimenticata la dignità di capolavoro.

Il percorso espositivo vuole essere un omaggio a un impegno vissuto con dedizione e coerenza: fin dagli anni Sessanta, Nonis si batté per la tutela del patrimonio sacro del territorio, promuovendo il recupero di opere a rischio, favorendo donazioni e acquisizioni, e sostenendo la nascita di musei diocesani capaci di ospitare e valorizzare quel patrimonio.

Chi visita la mostra non trova solo quadri e oggetti antichi: scopre un’eredità fatta di spiritualità, memoria e amore per l’arte, un’eredità che invita a riflettere su quanto la custodia della bellezza possa essere un gesto di cura verso la storia e l’identità di un territorio.

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Last modified: Dicembre 1, 2025
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