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Amnesty International denuncia violazioni dei diritti umani a Udine durante la partita Italia–Israele

Udine — Amnesty International Italia accusa le forze dell’ordine di aver commesso violazioni dei diritti umani durante la manifestazione “Show Israel the red card”, tenutasi a Udine il 14 ottobre in concomitanza con la partita di qualificazione mondiale tra Italia e Israele.
Secondo l’organizzazione, nel corso della protesta si sarebbe verificato un “uso massiccio e indiscriminato di gas lacrimogeni” e di manganelli, oltre a fermi e fogli di via emessi senza adeguata valutazione.

di Ludovica Maura Santarelli

La manifestazione, organizzata per denunciare “la normalizzazione del genocidio nella Striscia di Gaza” e chiedere l’esclusione di Israele dalle competizioni sportive internazionali, aveva visto la partecipazione di centinaia di persone provenienti da diverse regioni italiane. Il corteo, iniziato nel pomeriggio in piazza I Maggio, era stato monitorato da sei osservatori di Amnesty International Italia, specializzati nella tutela del diritto di manifestazione pacifica e nell’uso proporzionato della forza.

Secondo il rapporto pubblicato dall’organizzazione, la situazione è degenerata intorno alle 20.15, quando un piccolo gruppo avrebbe tentato di oltrepassare il cordone di polizia in viale della Vittoria. Le forze dell’ordine avrebbero reagito utilizzando due cannoni ad acqua e circa 150 granate lacrimogene, provocando la dispersione dei manifestanti e interrompendo bruscamente il raduno. I gas, sottolinea Amnesty, avrebbero raggiunto anche la piazza dove stavano parlando gli ultimi oratori, “costringendo a concludere l’evento in anticipo per proteggere la sicurezza dei presenti, tra cui anziani e minorenni”.

L’organizzazione riporta inoltre testimonianze di manifestanti e giornalisti che denunciano colpi di manganello “inferti a persone con le mani alzate”. Uno dei cronisti presenti ha dichiarato di aver riportato contusioni alla schiena e alle braccia, presentando poi denuncia in Procura.

Dopo la dispersione del corteo, almeno tredici persone – sette uomini e sei donne – sarebbero state fermate e trattenute in questura per diverse ore, senza poter contattare familiari o legali. A dieci di loro è stato notificato un foglio di via obbligatorio dalla città di Udine per un anno. “Si tratta di misure arbitrarie e sproporzionate, prive delle necessarie verifiche individuali,” scrive Amnesty, sottolineando che alcuni dei destinatari hanno perso il lavoro o dovuto sospendere contratti in corso a causa del provvedimento.

Il rapporto, basato su diciotto interviste e su materiale raccolto sul posto, contesta la proporzionalità dell’uso della forza e chiede che le autorità italiane “conducano un’indagine indipendente e trasparente” sui fatti del 14 ottobre. L’organizzazione ricorda che, secondo gli standard internazionali, gas lacrimogeni, idranti e manganelli devono essere impiegati solo come ultima risorsa, in risposta a violenze diffuse e mai contro persone pacifiche o già sotto controllo.

Amnesty ha fatto sapere di aver condiviso le proprie osservazioni con la Questura di Udine prima della pubblicazione del comunicato, senza però ricevere alcuna replica ufficiale.
La Prefettura e il Ministero dell’Interno, al momento, non hanno rilasciato commenti.

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Last modified: Novembre 11, 2025
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