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Valli del Natisone, al via la raccolta firme contro il parco eolico

Cividale del Friuli (mercoledì 23 luglio 2025) — Dopo le polemiche, parte la mobilitazione: ha preso il via, infatti, la raccolta firme contro il progetto del parco eolico “Pulfar” nella Valli del Natisone. L’intervento, promosso da una società privata, prevede l’installazione di turbine per una potenza nominale di 28,8 MW, integrate con un sistema di accumulo energetico da 20 MW. L’area interessata si estende su cinque comuni: Pulfero, Torreano, Cividale del Friuli, Moimacco e San Pietro al Natisone.

di Matteo Della Bartola

L’iniziativa nasce dalla preoccupazione di numerosi cittadini per l’impatto ambientale, paesaggistico, culturale e sociale che l’intervento rischia di produrre su un’area considerata di grande valore naturalistico e storico.

Nel testo della petizione, i promotori citano direttamente alcune affermazioni contenute negli elaborati tecnici della società che ha proposto il progetto. In particolare, viene riportato che l’intervento interessa “un’area molto estesa e paesaggisticamente florida” e che risulta “complicato, se non impossibile, evitare a priori tutti i beni tutelati che la caratterizzano”.
Viene inoltre riconosciuta, sempre nei documenti ufficiali, “l’importanza storica del territorio” anche dal punto di vista archeologico, architettonico, etnografico e culturale, e si ammette che non è possibile escludere la presenza di stratificazioni archeologiche in prossimità delle aree oggetto di intervento.

Nel testo della petizione, i firmatari esprimono forti preoccupazioni per l’impatto che il progetto potrebbe avere sul territorio. Sottolineano l’assenza di un coinvolgimento preliminare degli enti locali, della popolazione e dei proprietari dei terreni interessati, e mettono in dubbio l’utilità pubblica dell’intervento.

Secondo i promotori, non sono previste ricadute positive di tipo economico, sociale o occupazionale per le comunità locali. Al contrario, temono conseguenze negative per le aziende agricole biologiche già attive nella zona, che rischierebbero – a loro dire – di cessare l’attività a causa dell’impatto ambientale del cantiere.

Un altro punto critico evidenziato nella petizione riguarda la biodiversità. I cittadini firmatari ritengono che la varietà botanica e faunistica dell’area non sia stata adeguatamente considerata, e giudicano sottostimate le valutazioni sull’impatto ambientale contenute nella documentazione progettuale. Il timore è che l’intervento possa compromettere un ecosistema che andrebbe invece tutelato.

Nel documento, i cittadini chiedono alla Regione di intervenire sul piano normativo per definire chiaramente le aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. Invitano inoltre le istituzioni a garantire che la transizione ecologica avvenga nell’ambito di una pianificazione pubblica, non demandata all’iniziativa privata.

Tra le proposte avanzate, viene indicato il ricorso a soluzioni integrate nel paesaggio e localizzate in aree già compromesse – come capannoni industriali o parcheggi – oltre al sostegno alla creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili. I promotori sollecitano anche un processo decisionale trasparente e partecipato.

Infine, la petizione propone l’avvio dell’iter per istituire un biotopo naturale nell’area dei Prati del Craguenza e, previa verifica tecnica, anche nei Prati dello Joanaz. La richiesta, rivolta alla Regione e ai Comuni interessati, si basa sulla legge regionale in materia di parchi e riserve naturali. L’obiettivo – spiegano i promotori – è proteggere una zona considerata di elevato valore naturalistico, culturale e ambientale.

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Tag: , , Last modified: Luglio 23, 2025
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