Udine (lunedì, 30 giugno 2025)–L’invecchiamento sano, un aspetto sempre più studiato in ambito scientifico, ha un impatto significativo sulle capacità cognitive, incluse quelle legate alla produzione del discorso. Un’importante ricerca condotta dall’Università di Udine ha messo in evidenza come la velocità di eloquio, le abilità lessicali, grammaticali e fonologiche subiscano modificazioni con l’avanzare dell’età, portando alla luce dinamiche di declino cognitivo che influenzano la comunicazione.
di Mara Vidon
Lo studio, che ha coinvolto 256 adulti sani di età compresa tra i 20 e i 92 anni, segna un passo avanti nella comprensione di come la memoria di lavoro, l’attenzione e il controllo inibitorio si associno a difficoltà nella produzione discorsiva.
Il lavoro, intitolato “Unveiling the dynamics of discourse production in healthy aging and its connection to cognitive skills”, è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Discourse Processes. Il campione di partecipanti è stato suddiviso in quattro gruppi: giovani adulti (20-39 anni), adulti di mezza età (40-59 anni), adulti maturi (60-74 anni) e anziani (75-92 anni). Ogni partecipante è stato sottoposto a un’analisi innovativa delle produzioni del discorso, che ha permesso di osservare la qualità, la quantità e la coerenza dei discorsi narrativi prodotti.
Un aspetto cruciale emerso dallo studio è la scoperta della soglia dei 75 anni, un punto di rottura nel quale il declino delle capacità cognitive inizia a influenzare in modo significativo la produzione linguistica. Fino a questa età, non si osservano cambiamenti sostanziali nella produzione di parole tra le diverse fasce di età. Tuttavia, a partire dai 75 anni, la difficoltà nel produrre discorsi coerenti e ben strutturati diventa evidente. Gli anziani tendono a riscontrare difficoltà nell’elaborare parole adeguate al contesto e nel collegare tra loro significati espressi nelle frasi.
L’influenza dell’età non è però lineare in tutti gli ambiti. Mentre alcune capacità, come la produzione verbale e la costruzione di frasi complete, diminuiscono gradualmente, altre mostrano un declino improvviso e più marcato con l’invecchiamento. Questo fenomeno è strettamente legato a difficoltà nel gestire informazioni multiple (memoria di lavoro), mantenere l’attenzione su un compito specifico e inibire risposte inappropriate o errate.
Lo studio, guidato dal professore di psicologia generale dell’Ateneo friulano, Andrea Marini, offre nuove evidenze sull’interazione tra linguaggio e cognizione nell’invecchiamento sano. Il professor Marini sottolinea che i risultati non solo arricchiscono la comprensione del declino linguistico legato all’età, ma aprono anche la strada per possibili interventi in ambito clinico e sociale. Potrebbero infatti essere sviluppati programmi di supporto alla comunicazione, volti a migliorare la qualità della vita degli anziani e a favorire il loro coinvolgimento attivo nella società.
Inoltre, la ricerca fornisce un’importante base per futuri studi sull’invecchiamento cognitivo, esplorando come le difficoltà linguistiche possano essere affrontate mediante interventi precoci e mirati.
Questa ricerca pioneristica dell’Università di Udine rappresenta un passo fondamentale per comprendere come l’invecchiamento influenzi non solo la memoria e l’attenzione, ma anche la capacità di comunicare efficacemente. Se da un lato il declino delle capacità cognitive è inevitabile, dall’altro la consapevolezza di questi cambiament6i potrebbe consentire di adottare strategie per migliorare la qualità della comunicazione nella terza età, contribuendo al benessere degli anziani e al loro inserimento sociale.
In questo contesto, l’interazione tra linguaggio e cognizione emerge come un campo di ricerca sempre più cruciale, che permette di avere un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone anziane e sulla progettazione di interventi più efficaci per supportarle.
Last modified: Giugno 30, 2025

