Trieste (giovedì, 15 gennaio 2026) — C’è un luogo in cui il desiderio di fuga si trasforma in condanna, dove l’attesa di una possibilità di salvezza finisce per alimentare l’irreparabile. È in questa dimensione chiusa, domestica e spietata che prende forma Il malinteso di Albert Camus, testo cardine del teatro dell’assurdo, scelto dagli Amici della Contrada per inaugurare il 2026. La lettura scenica andrà in scena lunedì 19 gennaio alle ore 18 al Teatro Orazio Bobbio di Trieste, nell’ambito della XXVII Stagione di Teatro a Leggio.
di Ludovica Maura Santarelli
Scritto nel 1944, mentre l’Europa era ancora immersa nell’orrore della Seconda guerra mondiale, Il malinteso è uno dei testi più cupi e filosoficamente radicali di Camus. Un dramma che riflette il clima di smarrimento di un’epoca devastata, trasponendo la tragedia collettiva in una vicenda familiare soffocante. Al centro della storia ci sono una madre e una figlia che, logorate da una miseria tanto materiale quanto morale, gestiscono una pensione trasformata in una trappola mortale per viaggiatori ignari. Il loro obiettivo è accumulare denaro per fuggire verso un altrove più luminoso, ma questo progetto di liberazione si infrange con il ritorno inatteso del figlio maggiore, scomparso da anni e ormai irriconoscibile agli occhi della sua stessa famiglia.
Il testo mette in scena con lucidità implacabile uno dei nuclei fondamentali del pensiero camusiano: il “divorzio tra l’uomo e la vita”. In questo universo senza trascendenza, la solitudine diventa una condizione assoluta, capace di spegnere persino la possibilità del desiderio e dell’amore. Il ritorno del figlio, che potrebbe rappresentare una riconciliazione, si trasforma invece nel momento culminante dell’assurdo: l’incapacità di comunicare e di riconoscere la verità condanna i personaggi a un destino irreversibile, privo di redenzione.
La regia di Elke Burul accompagna la lettura scenica restituendo un’atmosfera fredda e inesorabile, dominata da un Fato cieco e dall’ironia tragica del caso. In scena Daniela Gattorno, Giustina Testa, Lorenzo Zuffi ed Enza De Rose danno voce a un testo che, pur profondamente legato al suo contesto storico, continua a interrogare il presente. Il malinteso non è soltanto un errore fatale, ma il simbolo di un’umanità che, stremata dal dolore, non riesce più a vedersi né a salvarsi.
Last modified: Gennaio 15, 2026

