Trieste (martedì, 20 gennaio 2026) — Trieste si prepara ad accogliere il ritorno di Alessandro Bergonzoni. Domenica 25 gennaio, alle ore 20.30, il Teatro Bobbio ospiterà “Arrivano i Dunque (avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca)”, nuovo spettacolo dell’artista bolognese, in scena fuori abbonamento per la Stagione Contrada. Un appuntamento atteso che segna il rientro in città di una delle voci più originali e riconoscibili del teatro contemporaneo italiano.
di Ludovica Maura Santarelli
Dopo il successo imponente del tour di “Trascendi e Sali”, Bergonzoni torna sul palco con una nuova creazione scritta e interpretata da lui stesso, con la regia condivisa con Riccardo Rodolfi e le scene curate dall’artista. “Arrivano i Dunque” non si configura come una semplice performance comica, ma come un’esperienza teatrale totale, capace di trasformare il palcoscenico in un luogo multifunzionale e simbolico, definito dall’autore come un’“asta dei pensieri”.
In questo spazio, Bergonzoni mette all’incanto il verso delle cose, cercando il miglior (s)offerente in un continuo gioco di rimandi, immagini e associazioni. Il suo movimento scenico attraversa il richiamo degli uccelli e la metrica dei poeti, costruendo un dialogo serrato che sfida le convenzioni del linguaggio e spinge lo spettatore oltre le consuete modalità di ascolto e comprensione.
Al centro della nuova opera prosegue la ricerca artistica e civile che da sempre caratterizza il percorso di Bergonzoni. Una ricerca che l’artista definisce “congiungivite”: un esercizio di connessione profonda, capace di superare il fraintendimento per tendere a un’unità senza misura. Il testo si sviluppa come un flusso verbale ininterrotto, fatto di incastri e cortocircuiti linguistici in cui si incontrano arte e sorte, fiamminghi e piromani, Van Gogh e Bangkok, in un continuo slittamento di senso che approda anche a temi di forte impegno sociale.
Elemento centrale dello spettacolo è il concetto di “crealtà”, neologismo che esplicita la tensione morale dell’autore: la necessità di ricreare una realtà che non è più sufficiente, da reinventare quotidianamente, orientandola verso un futuro di pace assoluta e una dimensione più accogliente.
“Arrivano i Dunque” si propone così come una riflessione necessaria in un tempo che Bergonzoni definisce colmo. Tra ironia destabilizzante e pensiero critico, lo spettacolo interroga il presente e invita il pubblico a varcare le soglie della percezione ordinaria, rispondendo con la forza dell’immaginazione a una domanda che resta sospesa tra palco e platea: “Manca poco? Tanto è inutile? Non per niente tutto chiede”.
Last modified: Gennaio 20, 2026

